Volterra alabastro: artigianato millenario
L’alabastro di Volterra
L’alabastro è una pietra calcarea a grana fine, semitrasparente, bianca o con venature colorate. Quello di Volterra è particolarmente pregiato: lo strato di pietra nel sottosuolo del territorio volterrano ha una qualità costante e una venatura caratteristica.
Gli Etruschi lavoravano l’alabastro di Volterra già nel VI-V secolo a.C. Le urne cinerarie conservate al Museo Guarnacci sono in gran parte in alabastro locale. È una continuità artigianale di oltre 2.500 anni.
Oggi a Volterra ci sono ancora una quarantina di laboratori artigiani che lavorano l’alabastro. Non è un numero grande, ma è notevole per una città di 11.000 abitanti.
Il settore ha avuto alti e bassi. Nel Novecento era una delle principali industrie locali. La crisi degli anni Settanta e Ottanta ha ridotto il numero di artigiani. Negli ultimi anni c’è stato un recupero, con nuove generazioni che reinterpretano il materiale in chiave contemporanea.
La storia di un artigianato millenario
La lavorazione dell’alabastro a Volterra segue tre periodi principali.
Il periodo etrusco (VI-I secolo a.C.) è quello delle urne cinerarie e degli oggetti rituali. Le tecniche erano la scultura a scalpello e la levigatura con abrasivi naturali.
Il periodo medievale è meno documentato. L’alabastro continuò a essere usato per oggetti liturgici e decorativi. La produzione era artigianale e locale.
Il periodo moderno inizia nel Settecento con la scoperta di nuovi giacimenti e lo sviluppo di mercati esterni. Nel XIX secolo Volterra esportava alabastro in tutta Europa. Lampade, vasi, sculture, soprammobili: la produzione era industriale per i volumi, artigianale per la qualità.
Nel Novecento si aggiunse la lavorazione meccanica, che abbassò i prezzi e permise una produzione più rapida. Ma alcuni artigiani continuarono a lavorare interamente a mano, mantenendo tecniche tradizionali.
Oggi coesistono tre livelli: produzione industriale (oggetti standard, prezzi bassi), produzione semiartigianale (oggetti con finitura a mano), e produzione artigianale pura (pezzi unici, prezzi proporzionali).
Le botteghe ancora attive
L’Alabastreria di Umberto Bulleri, in via dei Marchesi 3, è uno dei laboratori più noti. Umberto Bulleri lavora l’alabastro da più di quarant’anni. Si può osservare il processo dall’esterno del laboratorio.
La Cooperativa Artieri Alabastro, in piazza dei Priori 5, è il negozio cooperativo degli artigiani volterrani. Non è un singolo laboratorio ma una vetrina collettiva. I pezzi esposti vengono da diversi artigiani associati. I prezzi sono trasparenti.
Bottega d’Arte Bessi, in via di Sotto 7, fa principalmente lampade e oggetti d’arredamento. Alcune lampade in alabastro, quando sono illuminate, hanno una traslucenza che non si capisce finché non si vede.
Paolucci Alabastri, in via Porta all’Arco 44, è un’altra bottega storica. Specializzata in oggetti classici (vasi, colonne, basi per lampade) e in restauro di pezzi antichi.
Come si lavora l’alabastro
Il processo di lavorazione dell’alabastro a mano inizia con la scelta del blocco grezzo. Ogni blocco ha venature diverse, e un artigiano esperto sceglie il blocco in base all’oggetto che vuole fare.
Il blocco viene poi sgrossato con scalpelli d’acciaio. Questa fase è rumorosa e polverosa. La polvere di alabastro è sottile e si deposita ovunque. Gli artigiani lavorano con mascherine.
La fase successiva è la tornitura: il blocco viene montato su un tornio e lavorato con utensili per dargli la forma cilindrica di base (vaso, lampada, ciotola). Non tutti i pezzi passano per il tornio: le sculture vengono lavorate a mano libera.
La levigatura è la fase finale. Si usano carte abrasive di grana crescente, da 80 fino a 1000 o più, poi si finisce con cera o con lucidatura. La qualità della finitura determina la traslucenza finale.
Un vaso medio di 20 cm di altezza richiede circa 4-6 ore di lavoro per un artigiano esperto. Per questo i prezzi a mano sono più alti di quelli delle produzioni meccanizzate.
Cosa comprare e a che prezzi
Per acquistare alabastro a Volterra, la prima distinzione è tra produzione artigianale e produzione industriale.
La produzione industriale (fatta a macchina, uniformemente levigata, senza variazioni di venatura) costa poco: 5-15 euro per oggetti piccoli. Non è falsa, ma non ha il valore artigianale.
La produzione semiartigianale parte da 20-30 euro per oggetti piccoli, arrivando a 100-200 euro per pezzi di dimensioni medie.
I pezzi artigianali a mano iniziano da 50-80 euro per oggetti piccoli e non hanno un limite superiore per sculture o pezzi complessi.
Come riconoscere la qualità: guarda le venature. Pezzi di qualità hanno venature visibili, irregolari, uniche. Pezzi industriali sono uniformemente bianchi o con venature meccanicamente regolari. Controlla la base: gli artigiani segnano spesso i loro pezzi con il nome o con un marchio.
Cosa comprare: le lampade in alabastro sono il prodotto per cui Volterra è più nota. Se tieni una lampada accesa, la luce passa attraverso la pietra e crea un effetto caldo e arancio molto caratteristico. Le ciotole sono più facili da trasportare. Le sculture piccole (15-20 cm) sono il miglior compromesso tra qualità e praticità di viaggio.
Dove dormire
Volterra è a circa 80 km da Firenze. È una gita di giornata, oppure un pernottamento se vuoi approfondire.
De’ Medici nell’Oltrarno è il posto giusto da cui partire. Da Firenze raggiungi Volterra, esplori il centro, visiti le botteghe, torni con un pezzo di alabastro in valigia.