Dettaglio di stemma araldico scolpito su palazzo storico dell'Oltrarno a Firenze

Curiosità storiche dell'Oltrarno di Firenze

Curiosità storiche dell’Oltrarno

L’Oltrarno è uno di quei quartieri dove ogni pietra ha una storia. Non è un modo di dire. È letterale: le pietre dei palazzi, i selciati delle strade, le cornici dei portoni portano tracce di secoli di vita urbana.

Il problema è che queste tracce non si vedono se non sai dove guardare. Passeggi in via Maggio, guardi in avanti, non noti niente. Alzi gli occhi verso le facciate, guardi le mensole in pietra, i ganci di ferro, gli stemmi scolpiti: improvvisamente il quartiere parla.

Questa guida ti mostra alcuni dei dettagli che i visitatori di solito non notano. Non sono segreti nel senso turistico del termine. Sono cose visibili a chiunque, ma che richiedono un secondo di attenzione.

I dettagli che nessuno nota

Le buchette del vino sono piccole aperture nei muri dei palazzi storici. Servivano ai proprietari per vendere vino direttamente dalla cantina, senza aprire il portone principale. Il compratore bussava, passava il soldo, riceveva il fiasco.

Nell’Oltrarno ne esistono ancora diverse. La più nota è in via dello Sprone, ma se guardi attentamente in via Maggio, via dei Serragli, e via Romana ne trovi altre, alcune ancora integre, altre murate. Alcune sono state riattivate dopo il 2020, durante la pandemia.

I tabernacoli di strada sono edicole votive sui muri degli edifici. Ce ne sono decine nell’Oltrarno. Alcuni hanno ancora la candela accesa, curata dai residenti del palazzo. Molti risalgono al Quattrocento o Cinquecento. Erano punti di preghiera per chi non poteva andare in chiesa, e servivano anche a illuminare i vicoli di notte.

Le mensole in pietra sotto i cornicioni dei palazzi medievali erano i supporti per le travi di legno che aggettavano dal muro. In origine i piani superiori dei palazzi medievali erano in legno e sporgevano sulla strada. Quando furono ricostruiti in pietra, le mensole restarono.

Le storie dietro i palazzi

Via Maggio prende il nome dal mese di maggio, non perché sia più bella in maggio (anche se forse lo è), ma perché era chiamata “via Maggio” per deformazione di “via Maggiore”, cioè la via principale.

Palazzo di Bianca Cappello, in via Maggio 26, ha una facciata decorata con graffiti a sgraffio: disegni incisi nell’intonaco bagnato. Il motivo a finto bugnato, cioè a finti blocchi di pietra squadrata, era una moda del Cinquecento per far sembrare un palazzo più antico e nobile.

Il palazzo di fronte, al numero 15, ha uno stemma scolpito sull’arco del portone che nessuno sa più identificare con certezza. La famiglia che lo commissionò si estinse nel Settecento. Lo stemma è rimasto orfano della sua storia.

Palazzo Guicciardini, in via Guicciardini, ha avuto come abitante Francesco Guicciardini, lo storico amico di Machiavelli. La “Historia d’Italia”, considerato il primo testo di storiografia moderna, fu scritta in parte in questo palazzo negli anni 1537-1540. La famiglia Guicciardini abita ancora parte del complesso.

I simboli nascosti nelle facciate

Gli stemmi araldici nelle facciate dei palazzi sono una fonte di informazioni storiche dirette. Ogni stemma identificava una famiglia. Se conosci gli stemmi, puoi leggere chi abitava dove.

Le palle dei Medici le conosci già. Ma ci sono altri stemmi ricorrenti nell’Oltrarno: i Guicciardini (fascia d’oro su campo rosso), i Capponi (due chiavi in croce di sant’Andrea), i Corsini (bande diagonali alternate).

Alcune facciate hanno due o tre stemmi diversi, sovrapposti o affiancati. Questo significa che il palazzo ha cambiato proprietari, e ogni proprietario ha aggiunto il suo segno.

Le croci incise nei muri non sono sempre religiose. Alcune marcavano i confini di proprietà. Altre indicavano i punti dove erano stati commessi delitti. La distinzione è difficile da fare senza documentazione storica.

Le date scolpite sopra i portoni indicano di solito la fine dei lavori di costruzione, non la fondazione. Un palazzo del 1548 è stato costruito (o ricostruito) nel 1548. Potrebbe essere costruito su strutture molto più antiche.

Come guardare il quartiere con occhi nuovi

Il metodo più semplice è camminare guardando in su, non in avanti. Il novanta per cento dei dettagli interessanti si trova tra il primo e il terzo piano delle facciate.

Porta un binocolo compatto. Non è strano, lo fanno molti. Ti permette di leggere le iscrizioni sugli stemmi, di vedere i dettagli degli affreschi sulle facciate, di distinguere i materiali di costruzione.

Cerca le variazioni di colore nell’intonaco. Quando un edificio è stato riparato o modificato, l’intonaco nuovo ha un colore leggermente diverso. Queste variazioni di colore disegnano la storia delle modifiche dell’edificio.

Nota le discontinuità nelle finestre. Se le finestre di un palazzo non sono tutte allineate, il palazzo è stato costruito in più fasi o da proprietari diversi.

Un esercizio concreto: fermatoti in via Maggio e conta quanti stemmi diversi vedi in 200 metri. La risposta ti dirà quante famiglie distinte hanno abitato o posseduto immobili in quella strada.

Dove dormire

L’Oltrarno è un museo a cielo aperto. Ma non si esplora in un giorno.

De’ Medici è nel cuore del quartiere. Ogni mattina puoi uscire e dedicare un’ora a guardare un tratto di via diverso. In una settimana vedi cose che la maggior parte dei visitatori non nota in dieci anni.